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LA POPOLAZIONE

  1. Il patrimonio culturale della popolazione nella RBDD
  2. Distribuzione della popolazione nella RBDD
  3. Attivita tradizionali
  4. La struttura etnica della popolazione
Il patrimonio culturale della popolazione nella RBDD

In virtù del suo clima temperato, delle sue ricchezze naturali e della sua localizzazione geografica, da lungo tempo la gente è stata attratta dal Delta del Danubio, e questo ha posseduto importanza economica, politica e strategica fin da tempi antichi. Tutti i territori più elevati all’interno del delta contengono evidenze della precedente occupazione umana che risale al periodo preistorico.

I primi segni di occupazione si trovano sui terrazzi e sui promontori, specialmente attorno ai laghi Razim e Sinoie. L’intera linea di costa ad ovest ha ospitato i popoli del Neolitico, con il principale centro a Hamangia (oggi Baia), da 7,000 a 5,000 anni fa. I tratti caratteristici di questa cultura sono stati la produzione di vasi di ceramica decorati con complessi motivi geometrici e figurine umane che esprimevano un approccio profondamente spirituale alla vita di ogni giorno. In particolare, due figure conosciute come “Il Pensatore” e “La Donna Seduta” sono considerati capolavori dell’arte Neolitica.

Durante l’Età del Ferro, tra 3,200 e 2,500 anni fa, furono edificati una serie di insediamenti fortificati sulle colline a Sinoie, Enisala, Babadag, Bestepe, Balteni, Malcoci, Tulcea e Somova. Queste rappresentano l’estensione più orientale di questa civiltà. Contemporaneamente, siti più piccoli furono occupati sui terreni più elevati tutto attorno al delta, spesso utilizzati solo per brevi periodi da popolazioni in migrazione.

Evidenze che si trattava però di insediamenti sostanzialmente permanenti sono fornite dalla scoperta di un tesoro in una tomba a Agighiol, così come di abbondanti artefatti nelle tombe a Murighiol e Enisala. In più, dall’esistenza di una grande città-rifugio a Bestepe come riferito dai Greci (che chiamavano gli abitanti Getae) e Romani ( che li chiamavano Daci).

Nei seguenti periodi Greco e Romano, la città di Histria fu costruita su un’isola nell’allora golfo di Halmyris, e la città di Argamum fu edificata sull’estremità di Capo Dolosman. Queste furono notevolmente ampliate e divennero importanti centri di scambi commerciali, frequentemente menzionati nelle relazioni contemporanee. Comunque, entro il VII secolo, entrambe le città furono tagliate fuori dal mare dalla formazione del lago Razim e Sinoie per la deposizione dei sedimenti dal Danubio.

Come risultato, le città subirono un decline economico e furono infine abbandonate. Le rovine di Histria sono state ampiamente disseppellite e gli artefatti sono in mostra in un museo del luogo. Ora attrae migliaia di visitatori ogni anno. Molte altre città rumene furono situate lungo il ramo sud del Danubio, come per esempio a Isaccea (Noviodunum), Nufaru (Talamonium), Tulcea (Aegyssus) e Mahmudia (Salsovia).

Ad ogni modo, su questi siti sono stati condotti solo studi archeologici superficiali e sono necessarie ulteriori ricerche per chiarire meglio il loro ruolo e la loro importanza, come anche l’intero periodo di civilizzazione Dacia-Greca-Romana.

Durante le agitazioni del periodo post-Romano e bizantino, ebbero luogo movimenti di massa attraverso tutta la regione del delta e la caratteristica società organizzata ebbe fine. La situazione migliorò gradualmente, di modo che entro il X secolo iniziano a comparire relazioni delle attività di pesca e di commercio nei dieci porti di Sulina, Periprava e Vicina (l’esatta collocazione attuale è sconosciuta, ma è considerata come la prima città della futura Romania). Delle 80 città esistenti tra il X e il XV secolo, solo Enisala e Nufaru giacciono ancora nei loro siti originari.

In conseguenza delle guerre con la Russia e la Turchia durante il XVIII e il XIX secolo, il che significa che la regione del delta fu sotto il dominio russo fino al 1856 e in seguito sotto l’amministrazione turca fino al 1878, quasi tutte le evidenze dei precedenti insediamenti vennero distrutte. Dopo la guerra di Crimea (1854 - 1856), le città principali del delta, Chilia e Sulina, furono ricostruite. In particolare, Sulina trasse vantaggio dalla rinascita della sua importanza economica e culturale tra il 1856 e il 1949 la quale, nonostante la limitata estensione della città, le trasmise un carattere unico tra tutte le città del Danubio, le cui tracce rimangono oggi nel vecchio faro, nella chiesa e in alcuni dei palazzi più vecchi.

Distribuzione della popolazione nella RBDD

Alla fine del XIX secolo la popolazione del Delta del Danubio era costituita da 12,000 abitanti e prima della Seconda Guerra Mondiale raggiunse i 14,000.

Nella RBDD le comunità umane sono raggruppate in 25 insediamenti (una città – Sulina) per una popolazione totale di 14,583 abitanti nel 2002, di cui il 68,5% negli insediamenti rurali e il 31,5% in Sulina.

A causa della limitata estensione di terreno asciutto (la maggior parte del territorio del Delta del Danubio è inondato ogni anno), le località sono concentrate lungo I rami del Danubio e la loro superficie è ridotta.

La popolazione attiva nella RBDD rappresenta il 35,3%, essendo il tasso di occupazione dell’ 81.4%. Le attività principali sono:

  • Pesca e piscicultura (15.3%),
  • agricoltura, selvicoltura (29%),
  • industria, edilizia e commercio (15.7%),
  • turismo, trasporto, comunicazioni (15.4%),
  • sistema sanitario (1.9%),
  • educazione, cultura (5.7%),
  • amministrazione pubblica (13.5%)
  • alter attività (3.6%).
Il tasso di disoccupazione è del 18.6%, distribuito in maniera non uniforme.

Attività tradizionali

Sin dai tempi antichi, la pesca ha rappresentato l’occupazione principale degli abitanti del Delta del Danubio. Sebbene oggi l’approvvigionamento di pesce sia diminuito in quantità e in qualità, questo settore continua a essere quello principale. Le località dove la pesca è la maggiore attività sono Crisan, Mila 23, Gorgova, e Sfântu Gheorghe (quest’ultimo è anche impegnato nella pesca marina).
La seconda occupazione principale è stata (ed è) l’allevamento di pecore e bestiame che, da una condizione temporanea (essendo praticata dai pastori che giungevano qui con I loro greggi in inverno dai Carpazi orientali e dalla pianura moldava), è diventata un’occupazione permanente nelle ultime decadi del XIX secolo. Le località con l’allevamento tradizionale sono Letea, Periprava, C.A.Rosetti, Sfistofca e Caraorman.
L’agricoltura tradizionale è stata praticata con successo dagli abitanti di quelle località che hanno buona disponibilità di terreno arabile: Chilia, Pardina, Plaur, Salceni, Ceatalchioi e Patlageanca, tutte situate su suoli alluvionali degli argini fluviali con basso rischio di inondazione.
A causa dei suoli poveri (suoli sabbiosi) l’agricoltura è stata praticata in minor misura sugli argini marini di Letea e Caraorman.
Dopo il 1960, queste attività tradizionali di pesca e agricoltura furono drasticamente modificate dal crescente sfruttamento del canneto (in seguito abbandonato), vasche per piscicoltura e grandi polder agricoli e silvicoli.

La struttura etnica della popolazione

La struttura etnica della popolazione nella RBDD nel 2002 era la seguente:

Rumeni: 12,666 abitanti (87%)
Russi, Lipovans: 1,438 abitanti (10%)
Ucraini: 299 abitanti (2%)

  • Zingari: 69 abitanti
  • Greci: 63 abitanti
  • Turchi: 17 abitanti
  • Ungheresi: 12 abitanti
  • Bulgari: 3 abitanti
  • Tedeschi: 2 abitanti
  • Armeni: 2 abitanti
  • Altre nazionalità: 12